I nuovi dati Istat di giugno 2026 confermano la Svizzera tra i mercati più dinamici per il Made in Italy: un’opportunità concreta per le imprese, a patto di gestire bene le pratiche doganali
Il commercio tra Italia e Svizzera continua a correre.
Lo confermano i dati Istat diffusi l’11 agosto 2026 e ripresi da Il Sole 24 Ore nell’articolo “Commercio estero: a giugno +1,6% export, +1,2% import. Sale deficit energetico“: a giugno le esportazioni italiane verso la Confederazione elvetica sono cresciute del 10,5% su base annua, posizionando la Svizzera tra i mercati di destinazione più dinamici per il Made in Italy, alle spalle solo di Germania (+22,9%) e Paesi Bassi (+22,4%), e davanti a Spagna (+9,4%) e Francia (+6,8%).
Nel complesso, l’export italiano a giugno segna un +9,8% annuo in valore (+5,1% in volume) e un +1,6% congiunturale, mentre l’import cresce del 13,2% annuo. Il saldo commerciale resta positivo, a 4.232 milioni di euro, pur in calo rispetto ai 5.384 milioni dello stesso mese del 2025, complice un deficit energetico salito a 5.002 milioni. Guardando al primo semestre 2026, l’export nazionale segna un +4,5% e l’import un +4,3%, a conferma della tenuta delle imprese italiane sui mercati internazionali.
Tra i settori più dinamici, secondo l’Istat, spiccano i metalli di base e i prodotti in metallo, il coke e i prodotti petroliferi raffinati (+45,1%), i mezzi di trasporto esclusi gli autoveicoli (+13,3%) e gli autoveicoli (+17%). Proprio i metalli — in particolare l’oro — sono da mesi uno dei motori della crescita verso la Svizzera: come già segnalato da Il Sole 24 Ore a luglio, i lingotti in partenza dal distretto orafo di Arezzo verso Berna pesano in modo rilevante sulle statistiche, con l’export di metalli di base verso la Svizzera quadruplicato nel solo mese di maggio, a 1,7 miliardi di euro.
Cosa significa tutto questo per le imprese? Che la Svizzera si conferma un mercato di sbocco strategico, ma anche un partner commerciale con regole proprie: pur non facendo parte dell’Unione europea, gode di accordi di libero scambio che azzerano i dazi doganali su gran parte dei prodotti industriali, mentre restano da gestire correttamente l’IVA svizzera, la documentazione doganale, le classificazioni tariffarie e i certificati d’origine. Un dossier import-export impostato male può trasformare un’opportunità di crescita in ritardi, costi imprevisti e blocchi in dogana.
È qui che entra in gioco lo spedizioniere doganale: un partner che segue l’impresa in ogni fase, dalla classificazione della merce alla compilazione delle bolle doganali, fino alla gestione dei rapporti con le autorità doganali italiane e svizzere. Per le aziende che vogliono cogliere il momento favorevole dell’export verso la Confederazione — o che iniziano oggi a guardare oltre confine — affidarsi a uno specialista degli sdoganamenti Italia-Svizzera significa trasformare la crescita dei numeri in crescita reale del business, senza sorprese in frontiera.
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Fonte primaria: Il Sole 24 Ore
Fonti di verifica incrociata: Istat (comunicato ufficiale, istat.it, 11/08/2026), La Mescolanza (11/08/2026), Il Sole 24 Ore “L’oro verso la Svizzera sostiene l’export” (17/07/2026)
